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domenica 8 dicembre 2024

VALDAGNO 25 GIUGNO LA SOCIETA’ CIVILE SCENDE IN PIAZZA IN DIFESA DELL’OSPEDALE. LE MAMME E LE DONNE DI VALDAGNO IN PRIMA FILA.

La società civile scende in piazza con una manifestazione di circa 8.000 persone

Presenti i sindaci delle città della valle dell’Agno, eccetto Trissino. 

Grande ruolo hanno avuto nella organizzazione e nel successo le “MAMME E DONNE DI VALDAGNO” che si sono organizzate attraverso WhatsApp  e il COMITATO PER LA DIFESA DELL’OSPEDALE DI VALDAGNO che ha raccolto più di 15.000 firme.

Sempre più difficile la posizione di Zaia, primo responsabile del disagio creato tra le popolazioni della valle del Chiampo e dell’Agno.

Alla base di tutto, la grande speculazione edilizia rappresentata dalla costruzione di un nuovo ospedale a Montecchio Maggiore, opera dispendiosa e inutile dal momento che nella ULSS 5 abbiamo già due ospedali ottimi, anche se tormentati dalla pessima gestione della sanità veneta.

Si buttano via milioni in assurde nuove opere murarie e si nega assistenza ai cittadini.

Nel frattempo Zaia & Co si attrezzano a concentrare nelle proprie mani l’intero affare della sanità veneta estromettendocomuni, cittadini e direttori generali attraverso la creazione della cosiddetta ULSS 0 mentre i medici denunciano lo sfascio totale della sanità regionale.

La manifestazione di ieri segna un punto di non ritorno della lotta della società civile contro lo sfascio della sanità.


I cittadini hanno ben capito che dietro tutte queste confusionarie e contraddittorie manovre sui punti nascita, sull’ortopedia, su trasferimenti annunciati e rimangiati dai responsabili della sanità locale e regionale ci sta un disegno più grande e più drammatico:

LA VOLONTA’ MALCELATA DI LIQUIDARE IN UN COLPO SOLO L’OSPEDALE DI VALDAGNO E QUELLO DI ARZIGNANO.

Lo strumento è quello di un’opera di puro spreco LA COSTRUZIONE DI UN TERZO OSPEDALE A MONTECCHIO MAGGIORE.

Se vogliamo salvare il nostro patrimonio ospedaliero DOBBIAMO PARTIRE DALLA LOTTA AGLI SPRECHI.



LA COSTRUZIONE DELL’OSPEDALE DI MONTECCHIO VA FERMATA SUBITO E IL BUDGET VA UTILIZZATO PER POTENZIARE I DUE OSPEDALI DAI VALDAGNO E ARZIGNANO



SONO NECESSARI MEDICI, INFERMIERI, PERSONALE E NON NUOVI MURI.

Se non si parte  subito da questo, domani sarà troppo tardi 


«Abbiamo fatto vedere che noi ci siamo - ha dichiarato il primo cittadino di Valdagno, Giancarlo Acerbi - e che ci saremo a garantire serietà, onestà e trasparenza.
La salute non ha un colore politico e noi ne siamo la dimostrazione. Il punto nascite è un fondamentale per la nostra valle e con esso l’intero ospedale. Viviamo in un’area montana e se non si vuole mettere in fuga la popolazione, è necessario mantenere e potenziare i servizi».


Noi condividiamo in pieno la lotta dei cittadini della valle dell’Agno e la sosteniamo con forza.

COSA ASPETTANO I CITTADINI DI ARZIGNANO A SCENDERE IN PIAZZA IN DIFESA DEI DUE OSPEDALI COME HANNO FATTO QUELLI DI VALDAGNO E DELLA VALLE DELL’AGNO?





Giovanni Fazio




lunedì 23 dicembre 2019

PEDEMONTANA VENETA TECNICI INDAGATI.



UN OPERAIO MORTO. FRANE E COSTI ALLE STELLE.

Dopo il crollo del 2017 della galleria Malo-Castelgomberto della Pedemontana Veneta al torrente Poscola del 2017[1], stiamo assistendo dal novembre 2019 al crollo in località Cracchi nello stesso tunnel. “Sarà un nuovo Vietnam per la SPV, una Vallugana bis, ancora più devastante perché una nuova voragine sta minacciando le case e le famiglie della contrada!”, con queste parole oggi Massimo Follesa portavoce del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa per l’ovest vicentino, ha commentato presentazione di un esposto ai Carabinieri Forestali della Valle dell’Agno. “Nell’esposto è stato segnalato quanto è emerso durante il sopralluogo nelle vicinanze del cantiere della Superstrada pedemontana veneta sito nel Comune di Cornedo in località Cracchi. Ho verificato la situazione della frana, di cui nel mese di novembre hanno parlato i media locali [2] sta decisamente peggiorando, il crollo è aumentato e sotto gli occhi dei presenti continua a precipitare terra e acqua nel tunnel sottostante come testimonia il video che abbiamo montato [3]” ha dichiarato Follesa.

Ad oltre un mese dalla segnalazione del 17 novembre 2019, sono stati ripresi una serie di brevi smottamenti dai quali si intuisce che la voragine profonda oltre quindici metri, larga all'incirca 40x40 metri è in costante ampliamento e che insiste sopra il tracciato delle gallerie interrate lì previste dal progetto.

 L’ampliarsi della voragine può costituire un serio rischio o pericolo nei confronti delle maestranze, della popolazione e dell'ambiente.
 Rispetto al crollo del settembre del 2017, adesso siamo nei pressi di uno stabile a tre piani e a poche centinaia di metri dalla contrada Cracchi densamente popolata.

Il CoVePA ha chiesto di procedere con le valutazioni del caso interessando
le autorità competenti anche al fine di un eventuale sequestro del sedime.
E’ stato interessato anche il sindaco del Comune di Cornedo FRANCESCO LANARO con una comunicazione via PEC, affinché proceda urgentemente con le valutazioni del caso e con i provvedimenti del caso per dare il via a una eventuale ordinanza di blocco del cantiere in forza delle potestà di legge garantite alla amministrazione comunale e al sindaco.
 In caso di inerzia da parte dell’amministrazione comunale, qualora si verificassero sinistri o altri eventi infausti, i destinatari della comunicazione, che in tal senso costituisce atto formale di diffida, saranno ritenuti responsabili sul piano civile e penale.

All’arma dei Carabinieri è stato chiesto di agire per tutti quei reati (sia perseguibili d'ufficio sia perseguibili a querela di parte) che si dovessero ravvisare.

“La conclusione più grave che ci ha spinti in questa azione è che sono coinvolti gli stessi indagati del precedente sequestro di questo anno.
Non si comprende come mai si stia stendendo un velo sopra questa vicenda” ha continuato Follesa, ricordando che ormai sono 4 anni senza alcun rinvio a giudizio per la morte dell’operaio La Ganga e che risulta incomprensibile come mai Zaia continui con una cortina fumogena indecente sulla Pedemontana Veneta.

 “Non capiamo perché continui celebrare un cantiere che produce disastri e minaccia i beni di chi poi dovrebbe pure votarlo, sembra paradossale che non faccia cacciare una squadra di tecnici indagati, anzi pare voglia proprio tenerseli per i prossimi 40 anni. Sono proprio quelli che dovrebbero gestire la manutenzione di un’opera che non riescono a costruire senza continui crolli e mancanze”. Tutto questo è una tara insuperabile capace di compromettere le manutenzioni future e i loro costi per tutta l’opera ma questo potrebbe essere il vero affare nascosto, una specie di MOSE di terra ferma capace di fare schizzare i costi di manutenzione a quei livelli da capogiro, così vicini ai 100 milioni di € all’anno, il doppio del contratto che Zaia ha firmato poco più di 2 anni fa e che comunque ricadono sulla testa del garante pubblico: la Regione Veneto.

Massimo M. Follesa portavoce CoVePA ovestVI

link al video documentario CoVePA https://youtu.be/3ioJPqYPo-E


Ass.Co.Ve.P.A. - Coordinamento Veneto Pedemontana Altenativa







domenica 14 agosto 2016

UNA NOVITA’ ESPLOSIVA SULLA PEDEMONTANA VENETA. Pubblicata in sordina sul Giornale di Vicenza del 12 Agosto.


Riporto il testo integrale del trafiletto
“……. Resta aperto anche il fronte della superstrada Pedemontana veneta.
Con una novità lanciata dal deputato Roger De Menech (Pd) dopo un incontro con lo stesso Delrio.
 De Menech spara a zero infatti sulle “gestioni commissariali”. «Il ministro Delrio e tutti noi siamo perché l’opera sia completata», premette. «La Regione è sempre brava a chiamare in causa responsabilità altrui, ma mentre adesso va a chiedere aiuto al Governo c’è un ragionamento da fare sui “project financing alla veneta” dell’era Galan-Zaia e sulla dichiarazione di stati di emergenza con nomina di commissari.

 Non mi pare proprio abbiano velocizzato le cose, visto che siamo solo a un terzo dell’opera dopo una vicenda durata molti anni, né risolto i problemi.




Dobbiamo rientrare nella gestione ordinaria per la realizzazione delle infrastrutture, cosa che il Governo sta già facendo in altri casi e con risultati positivi».

De Menech parla da politico Pd e non da rappresentante del Governo, ma
Delrio
il messaggio è chiaro ed è ben difficile che sia in conflitto con i pensieri di Delrio. E la traduzione è concretissima:
 il 31 dicembre scadrà il mandato del commissario Silvano Vernizzi per la Pedemontana Veneta e spetterebbe al Governo prorogarlo con i relativi poteri. A questo punto non è affatto scontato che Roma lo farà.
In questo caso la convenzione con il privato della Sis è chiara: se cessa “lo stato emergenziale”, sarà la Regione Veneto a subentrare direttamente al commissario-concedente. In gestione, appunto, “ordinaria”. Ma con molte grane da risolvere.•”

Roger De Menech
Sembra che la bella addormentata si sia svegliata dopo un lunghissimo letargo: sia Roger De Menech che Delrio si accorgono che l’emergenza e quindi il commissariamento dell’opera sono solo un espediente per bypassare le procedure normali per concessioni e appalti.

Addirittura si sono accorti che “c’è un ragionamento da fare sul Project financing alla veneta” dell’era Galan-Zaia e sulla dichiarazione di stati di emergenza con nomina di commissari.”

In realtà, dopo avere ignorato “una vicenda durata molti anni” costoro si rendono conto che non è più possibile menare il can per l’aia per un semplicissimo motivo: la società che avrebbe dovuto realizzare l’opera a proprie spese non è in grado di sostenerla economicamente e si dà il caso che né la  J.P.Morgan né la Cassa Depositi e Prestiti siano disposti a prestare denaro a chi non è palesemente in grado di restituirlo con i dovuti interessi, per altro molto alti (si è parlato del 7-8%).

 “In questo caso la convenzione con il privato della Sis è chiara: se cessa “lo stato emergenziale”, sarà la Regione Veneto a subentrare direttamente al commissario-concedente, in GESTIONE ORDINARIA, ma con molte grane da risolvere.”



Meglio tardi, anzi tardissimo, che mai.

La notizia, pubblicata all’interno di un articolo in cui si parlava d’altro, è una bomba da prima pagina; tuttavia il Giornale di Vicenza non poteva pubblicarla col rilievo dovuto perché avrebbe sconfessato la linea fin qui tenuta da parte del foglio locale della Confindustria vicentina, di illustri politici e di grandi imprenditori locali.

Finalmente, dopo circa dieci anni di lotta del comitato dei cittadini Co.Ve.Pa, che aveva da subito visto quello che De Menech scopre oggi, si toglierebbe di mezzo il commissario e il project financing: era quello che , inascoltato, il Co.Ve.Pa chiedeva da anni.

Ora non resta che raccogliere i cocci del disastro colposo di cui i primi responsabili sono Galan e Zaia, sottolineando però che responsabilità di quanto accaduto è anche di coloro, come De Menech, Delrio e  molti altri personaggi del consorzio dei politici regionali e nazionali che, in tutti questi anni, non si sono mai curati di ascoltare le ragioni dei cittadini del Veneto, di quanti vedevano le proprie case abbattute  senza essere rimborsati, di quanti hanno perduto i propri campi e le proprie aziende, di quanti denunciavano l’assurdità di una emergenza fittizia e di un’opera devastante che avrebbe dovuto essere completamente ridisegnata, rispettando il territorio del Veneto scempiato dai comitati d’affari.


 Appena due giorni fa abbiamo pubblicato la lettera del comitato e le richieste di buon senso che vengono dai semplici cittadini. Riportiamo qui il link del post per chi non lo avesse letto

Ecco le richieste
1. Stop ai cantieri per avviare un tavolo trasparente e partecipato sul sistema di finanziamento, degli interessi e del rischio, per riprogettare una SPV dove serve e come serve;
2. Revisione del sistema dei flussi di traffico, dei pedaggi e riduzione dei costi a partire dal blocco della galleria Malo-Castelgomberto e del primo lotto, risparmiando oltre 500mln€ con riduzione dell'esposizione finanziaria;
3. Allontanamento del gruppo di gestione di questo fallimento con tutti i vertici, i collaboratori, gli assistenti e i passacarte;
4. Basta con la farsa sugli espropri: vanno pagati prima di tutti quale garanzia di ogni eventuale ripresa dei lavori;
5. Applicazione del Codice degli Appalti con il via a un project-review della SPV con intervento della Corte Dei conti e di ANAC, rispetto la direttiva 2014/23/UE sul rischio operativo bancario a carico del concessionario.”

Abbiamo ripubblicato gli obiettivi posti dal Co.Ve.Pa. affinché anche certa stampa locale la smetta di ignorare chi in tutti questi anni ha veramente lottato in difesa dei cittadini.

Don Albino Bizotto celebra la messa davanti ai cantieri, chiedendo che i cittadini siano ascoltati


Non si tratta di violenti estremisti contestatori, di “quelli cui non va bene mai niente e dicono solo di no”. Fino ad ora i veri estremisti sono stati coloro che hanno sostenuto un assurdo Project Financing che ha succhiato centinaia di milioni di denaro pubblico (cioè nostro), che hanno approvato flussi di traffico esagerati (adesso pubblicamente dichiarati gonfiati) finalizzati alle richieste di un contributo regionale di decine di milioni alla società, nel caso l’obiettivo previsto non fosse stato raggiunto.

Ci auguriamo che la magistratura controlli la liceità o meno di questo modo di procedere da parte di privati e di rappresentanti dello stato e della regione e ci auguriamo, se non è chiedere troppo, che i cittadini vengano finalmente ascoltati, come è giusto che avvenga in un paese democratico.

Giovanni Fazio









sabato 13 agosto 2016

LA MORIA DELLE API NEL VENETO



12 ago13 0AGOSTO 2016

Pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto del 12 agosto il bando che mette a disposizione degli apicoltori veneti 300 mila euro per migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell'apicoltura.

L'apicoltura in Veneto conta circa 62 mila alveari che producono annualmente oltre 1.500 tonnellate di miele.

Ne dà notizia l'assessore all'agricoltura Giuseppe Pan che ha promosso e incentivato l'iniziativa regionale.

INDIVIDUI PIU' COLPITI 

"Da tempo - spiega l'assessore - stiamo cercando soluzioni che permettano di dare un aiuto agli apicoltori veneti, anche attraverso le forme associate del settore. Il comparto sa proporre al mercato prodotti di alta qualità, come il miele di acacia, di millefiori e di castagno, ma vive quest'anno una contrazione significativa della produzione, a causa dell'andamento meteorologico e del consistente impiego di pesticidi in agricoltura.

 Pertanto abbiamo colto al volo l'opportunità offerta dal nuovo Regolamento (UE) in merito alle organizzazioni comuni dei mercati dei prodotti agricoli, predisponendo un programma triennale regionale per il settore apicoltura, di cui ora è stata approvata l'annualità 2016/2017".

La Consulta regionale per l'apicoltura, composta dai rappresentanti delle maggiori associazioni apistiche venete, ha approvato all'unanimità le azioni finanziabili. 

Tali azioni riguardano: l'assistenza tecnica agli apicoltori, la lotta contro gli aggressori e le malattie dell'alveare (in particolare la varroatosi), le misure di sostegno ai laboratori di analisi dei prodotti dell'apicoltura al fine di aiutare gli apicoltori a commercializzare e valorizzare i loro prodotti, le misure di sostegno del ripopolamento del patrimonio apicolo, la collaborazione con gli organismi specializzati nella realizzazione dei programmi di ricerca applicata nei settori dell'apicoltura e dei prodotti dell'apicoltura e il miglioramento della qualità dei prodotti.

 Le misure sono rivolte alle associazioni del settore apicolo, al Centro regionale per l'apicoltura (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie), agli enti e istituti di ricerca pubblici che operano sul territorio regionale.

Le domande di contributo potranno essere presentate all'Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura per i successivi 45 giorni dalla pubblicazione della deliberazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

APPREZZIAMO L'INTERESSAMENTO DELLA REGIONE  MA E’ CHIARO CHE FINCHE' NON SI INTERVIENE SULLA CAUSA VERA DELLA MORIA DI MILIONI DI API GLI AIUTI AGLI APICOLTORI SONO ACQUA FRESCA.


L’uso ormai massivo di diserbanti, fitofarmaci e pesticidi sta distruggendo i terreni fertili del Veneto.

Ricordiamoci che l’humus non è sabbia ma una massa organica dove batteri e
microrganismi consentono alla vita di esistere.

I prodotti chimici, oltre a provocare la morte delle api distruggono tutti i microrganismi presenti nella terra inaridendola e riducendola a puro minerale inerte.

Ricordiamo che le api non servono solo a produrre il miele ma assolvono a quella funzione fondamentale della natura che è l’impollinazione. Senza impollinazione non ci sono frutti.

L’agricoltura industriale serve solo ad arricchire le multinazionali ma distrugge la terra e la vita.

 Anche i prodotti di questo tipo di agricoltura sono compromessi, infatti i veleni irrorati a profusione su terreni e piante finiscono nella frutta e nel vino

Ormai la presenza di insetticidi e pesticidi nella maggior parte di vini non biologici è clamorosamente conclamata. Lo stesso vale per frutta e ortaggi.

Ognuno di noi può fare qualcosa contro tutto ciò: Iniziamo la nostra campagna contro l’uso della chimica in agricoltura RIFIUTANDO I CIBI SPAZZATURA e nutriamoci con prodotti biologici, peraltro sempre più presenti anche nei supermercati tradizionali, per preservare noi e i nostri familiari dalle più gravi patologie del nostro tempo. 


Giovanni Fazio


SALVIAMO I NOSTRI BAMBINI




giovedì 11 agosto 2016

LETTERA INVIATA DAI PORTAVOCE DEL Co.Ve.PA. al ministro Graziano Del Rio e al sottosegretario Claudio De Vincenti.

Un balletto all'italiana


I portavoce del comitato Co.Ve.PA esprimono nella missiva le constatazioni, le preoccupazioni e le proposte, estremamente razionali e piene di buon senso.

Come abbiamo scritto nel precedente post “Paga Pantalone”, questi rappresentanti di semplici cittadini e delle 3.000 famiglie espropriate ma non remunerate, esprimono il punto di vista di tutti i cittadini del Veneto, stanchi di vedere le risorse della nostra regione finire nelle tasche dei soliti noti attraverso contratti di project financing estremamente discutibili, come da dieci anni denuncia il comitato.
Non fanno una bella figura quanti, tra industriali e politici si stanno mobilitando per addossare allo stato e alla Regione i costi di una operazione che avrebbe dovuto essere a carico dei privati.

Il Giornale di Vicenza si fa portavoce di un patriottismo veneto fuori luogo.
Il Veneto lo si difende garantendo i suoi abitanti da operazioni finanziarie che portano al saccheggio delle risorse della nostra regione, come quella della costruzione inutile di nuovi ospedali (sempre in Project financing), autostrade, superstrade, dighe del Guà, Mose e quant’altro.) o della chiusura di interi reparti ospedalieri, come avviene a Valdagno.
 Chi paga le spese e il disagio gravissimo siamo noi cittadini e francamente siamo stufi dei disastri provocati da chi ci governa.
Mi fermo qui e lascio ai lettori la facoltà di tirare le conclusioni leggendo la lettera del comitato.






“Alla cortese attenzione
del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti
Dott. Graziano del Rio
segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ,
Segretario del Consiglio dei Ministri
Prof. Caudio De Vincenti
ssdevincenti@governo.it
usg@mailbox.governo.it
loro sedi
Bassano del Grappa 27 luglio 2016

Oggetto: Tavolo Tecnico sulla Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta

E' chiaro a tutti che nella Pedemontana Veneta c'è un MOSE di soldi nascosto nei rimborsi del contratto

               
Inaugurazione del disastro




Il dettaglio lo abbiamo già evidenziato e sta nascosto nell'articolo 8 e 8 bis delle due versioni del 2009 e del 2013 del contratto di concessione(http://wwwcovepa.blogspot.it/p/leggi-il-piano-economico.html). 

Emerge che il peso maggiore di questo progetto avviato sull'intero asse, privo di serie verifiche finanziarie e progettuali, è pagato dal territorio e da chi è obbligato a cederlo in virtù di norme di emergenza inventate per favorire il concessionario nell'incamerare campi e case. 

Purtroppo quelle procedure non agevolano affatto la trasparenza, ne tanto meno la sicurezza degli incassi a fronte degli espropri per i cantieri così furbescamente avviati.

Una ferita lunga più di 70 km


 E' difficile credere alla buona fede di chi ha avviato cantieri per 3,1 mld di euro da Montecchio Maggiore(VI) a Spresiano(TV), quando finora sono stati impiegati solo soldi “in prevalenza da risorse pubbliche (390 milioni su 614 complessivi stanziati dallo Stato).” 

Come si fanno a programmare cantieri così estesi se “gli stati di avanzamento lavori emessi ammontano a 450 milioni di euro.” 


VERNIZZI

Si potrebbe dire che non è un cantiere, ma una occupazione affaristica di un intero territorio da parte di un pugno di malfattori, se non avessimo a che fare con “il concessionario Consorzio Sis, controllato dall’impresa di costruzioni piemontese dei Dogliani in società con gli spagnoli di Sacyr itineree Infraestructures di Madrid,” che, secondo il commissario Vernizzi nella lettera a Renzi, “ha messo finora nella Pedemontana appena sessanta milioni di euro, una briciola rispetto a un’opera da due miliardi di euro.

 Ed ora si trova davanti alla più banale e importante delle difficoltà: 

non ha risorse proprie per proseguire l’infrastruttura e i mercati finanziari non vogliono rilasciarne perché ritiene il progetto «non sostenibile».” (Tribuna di TV 26/07/16 pp 11)







Non ci stiamo a essere passati per coloro che proteggono il proprio particolare e non hanno interesse al bene collettivo.

 Dopo oltre un decennio di battaglie e di denunce non ci stiamo ad essere liquidati come dei sempliciotti che boicottano lo sviluppo del del Veneto del 3° millennio.

 Noi non sappiamo in che fantastico mondo vivono individui che
sparano nel mucchio sviluppista e siliconato, senza aver approfondito i contratti (http://wwwcovepa.blogspot.it/p/leggi-il-piano-economico.html) e i dettagli che minano la concessione della SPV (http://wwwcovepa.blogspot.it/2016/07/spvmose-ecco-le-carte-della-concessione.html) .

Per questo saremo presenti a VenetoStrade con un sit-in Venerdì 29/07/2016 dalle ore 10 alle ore 14 dove terremo un'azione dimostrativa e una conferenza stampa. 

Vogliamo avere una rapporto con le forze di governo del paese che hanno avuto il coraggio di rompere il velo sulle omertà ultradecennali della superstrada a pedaggio. 

Non abbiamo più fiducia in una classe dirigente regionale che ha costruito un buco e cerca regali e protezioni. Chiediamo con Lei e con i loro rappresentanti al tavolo tecnico a VenetoStrade, per presentare in modo articolato alcuni semplici punti che qui anticipiamo in sintesi:

1.Stop ai cantieri per avviare un tavolo trasparente e partecipato sul sistema di finanziamento, degli interessi e del rischio, per riprogettare una SPV dove serve e come serve;
2.Revisione del sistema dei flussi di traffico, dei pedaggi e riduzione dei costi a partire dal blocco della galleria Malo-Caselgomberto e del primo lotto, risparmiando oltre 500mln€ con riduzione dell'esposizione finanziaria;
3.Allontanamento del gruppo di gestione di questo fallimento con tutti i vertici, i collaboratori, gli assistenti e i passacarte;
4.Basta con la farsa sugli espropri: vanno pagati prima di tutti quale garanzia di ogni eventuale ripresa dei lavori;
5.Applicazione del Codice degli Appalti con il via a un project-review della SPV con intervento della Corte Dei conti e di ANAC, rispetto la direttiva 2014/23/UE sul rischio operativo bancario a carico del concessionario.

Ditinti Saluti

Matilde Cortese, Dott. Elvio Gatto, Arch. Massimo M. Follesa 

portavoce CoVePA 
wwwcovepa@gmail.com wwwcovepa.blogspot.it
c/o St.Arch.Ass.Perlotto&Follesa - v. Perin, 2 36070 Trissino VI -
 saapef@tin.it saapef@pec.it












SALDI SPV 15%, 20%, PERCHÈ NON 30% DI SCONTO PER I PEDAGGI.


Sono falliti e non lo sanno. La Bei non li ha

 finanziati, la JpMorgan nemmeno, ha rifiutato 

anche CDP, e allora dopo tre rifiuti dai 

finanziatori sono alla tetta dello stato: 

se non é fallimento questo.


Inseriamo qui il link dell’ultimo post del Covepa con i commenti della Tribuna di Trento e  della Gazzetta del Sud



giovedì 28 luglio 2016

PEDEMONTANA VENETA: PAGA PANTALONE


“E’ noto che il cosiddetto project financing è una delle tecniche più efficaci per rapinare le casse dello Stato. In genere la politica – quando non è mandante o complice – se ne accorge sempre dopo.
Il governo ha scoperto, forse in tempo, che la nuova arteria da 95 chilometri che dovrebbe collegare le province di Vicenza e Treviso “senza oneri per lo Stato” potrebbe costare ai contribuenti 20 miliardi.”

Questo l’incipit dell’istruttivo articolo apparso sul Fatto Quotidiano ad opera di GIORGIO MELETTI DAVIDE VECCHI il 23 Luglio2016.
Una società senza una lira firma un Project Financing con la Regione Veneto per un’opera del costo di più di 2 miliardi.

“Nel 2009 Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso decidono che tra Treviso e Vicenza c’è una vera e propria emergenza traffico, tale da imporre un decreto che svincola la Pedemontana dalle già lasche procedure della Legge Obiettivo.

Non solo: viene istituito un commissario onnipotente nella persona di SilvanoVernizzi – braccio destro dell’allora governatore Giancarlo Galan per i cantieri – che diventa nientemeno che “autorità concedente” (nota per i comuni mortali: normalmente l’autorità concedente è il ministero Infrastrutture o l’Anas, minimo una Regione).

Vernizzi firma di tutto e di più con il consorzio SIS, vincitore della gara del 2003, formato dal costruttore piemontese Matterino Dogliani e dal gruppo spagnolo Sacyr. “

Non continuerò a citare l’ottima inchiesta dei due giornalisti, preferendo rimandarvi al testo originale. Quello che stupisce è che, di fronte alla evidente incapacità di portare a termine il progetto, iniziato grazie a denaro pubblico, che nel caso specifico non dovrebbe esserci trattandosi di un Project Financing, dieci imprenditori veneti si siano presi la briga di scrivere una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri per convincere la Cassa Depositi e Prestiti ad avallare un prestito che i contraenti non saranno mai in grado di restituire.

Gli imprenditori preoccupati (fino ad ora non si erano accorti di niente, malgrado la manfrina vada avanti dal 2003) chiedono che si adotti il solito sistema italiano che porta il nome di un personaggio goldoniano “PAGAPANTALONE”.

Ci congratuliamo per tanto impegno che invoca la stessa soluzione già adottata nella nostra regione nei confronti di una nota banca popolare.

“Prima i Veneti” è il motto di Luca Zaia, nel senso che i primi a essere presi per i fondelli sono i clienti veneti della nota banca e i proprietari, anch’essi veneti, dei terreni espropriati dalla SIS.

Di questa particolare attenzione del presidente della Regione Veneto prendiamo atto come del fatto che anche lui si è iscritto alla corrente “Pantalon di Bisognosi” e chiede a gran voce che Roma ladrona si assuma le sue responsabilità.

Fin qui, niente di nuovo: che la Confindustria vicentina, nota per il suo attaccamento ai princìpi liberali e liberisti per cui il pubblico non deve mai interferire col privato, e sostenitrice a gran voce del “rischio d‘impresa” come anima dell’imprenditoria privata, era cosa arcinota. Tale attaccamento ai sani principi liberisti emerge dalla quotidiana lettura del suo noto foglio locale “Il Giornale di Vicenza”.

CONSIGLIERE REGIONALE ANDRE AZANONI
Che alla cordata “liberista” si accodasse anche la signora Moretti nota per essere il capogruppo del PD nel Consiglio Regionale e per le sue ‘assidue frequentazioni agli istituti di bellezza’, è cosa che sconvolge le umane coscienze.

Erano un paio di anni che la infaticabile capogruppo era scomparsa dalle cronache ma ecco che, all’improvviso, riappare sconfessando uncomunicato che il giorno prima era stato firmato da quattro malcapitati consiglieri PD Zottis, Fracasso, Zanoni e Salemi che chiedono che il Commissario straordinario venga in Commissione a presentare la sostenibilità finanziaria del progetto.

           
La Moretti, non si ferma qui; pronuncia un durissimo affondo contro lo stesso Variati, colpevole a suo dire, di non aver mosso un dito per far sì che la Cdp sottoscrivesse il miliardario prestito inesigibile alla SIS. Insomma, un intervento a tutto campo.

Rimandandovi alla lettura degli originali che allego, ritengo che sarebbe ora che questo balletto indecente tra Venezia e Roma cessasse, che chi di dovere sorvegliasse l’uso che si fa del denaro pubblico e che ciascuno, compresa la magistratura, si assumesse VERAMENTE le proprie responsabilità. Bisogna rimborsare i 3.000 malcapitati che hanno avuto colture, aziende e abitazioni distrutte dalle RUSPE. Come? Non certo col metodo “Pantalone”.

Prendiamo in considerazione le affermazioni degli imprenditori veneti, secondo i quali la costruzione della superstrada a pedaggio detta Pedemontana è un ottimo affare, portato avanti in maniera efficiente e trasparente, e che i cespiti dei pedaggi supereranno di gran lunga le misere previsioni al ribasso effettuate dagli uomini di Vernizi.

A questo punto ci attendiamo che siano essi,  che i capitali li hanno, a prendere in mano le redini dell’impresa e a completare la Pedemontana a loro spese, magari in cambio di un incentivo: il diritto di prelazione sugli appalti del “Ponte sullo Stretto” che Matteo Renzi ha rilanciato in questi giorni, dopo avere risolto una volta per tutte il completamento della Salerno -  Reggio Calabria.

Come dire: due piccioni con una fava.

Giovanni Fazio




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