Riporto
il testo integrale del trafiletto
“……. Resta aperto anche
il fronte della superstrada Pedemontana veneta.
Con una novità lanciata
dal deputato Roger De Menech (Pd) dopo un incontro con lo stesso Delrio.
De
Menech spara a zero infatti sulle “gestioni commissariali”. «Il ministro Delrio e tutti noi siamo perché l’opera
sia completata», premette. «La Regione è sempre brava a chiamare in causa
responsabilità altrui, ma mentre adesso va a chiedere aiuto al Governo c’è un ragionamento da fare sui
“project financing alla veneta” dell’era Galan-Zaia e sulla dichiarazione di
stati di emergenza con nomina di commissari.
Non mi pare proprio abbiano velocizzato le
cose, visto che siamo solo a un terzo dell’opera dopo una vicenda durata molti
anni, né risolto i problemi.
Dobbiamo rientrare nella gestione ordinaria per
la realizzazione delle infrastrutture, cosa che
il Governo sta già facendo in altri casi e con risultati positivi».
De Menech parla da
politico Pd e non da rappresentante del Governo, ma
 |
| Delrio |
il messaggio è chiaro ed è
ben difficile che sia in conflitto con i pensieri di Delrio. E la traduzione è
concretissima:
il 31
dicembre scadrà il mandato del commissario Silvano Vernizzi per la Pedemontana
Veneta e spetterebbe al Governo prorogarlo con i relativi poteri. A questo
punto non è affatto scontato che Roma lo farà.
In questo caso la
convenzione con il privato della Sis è chiara: se cessa “lo stato
emergenziale”, sarà la Regione Veneto a subentrare direttamente al
commissario-concedente. In gestione, appunto, “ordinaria”. Ma con molte grane
da risolvere.•”
 |
| Roger De Menech |
Sembra
che la bella addormentata si sia svegliata dopo un lunghissimo letargo: sia Roger De Menech che Delrio si accorgono che l’emergenza e quindi il commissariamento
dell’opera sono solo un espediente per bypassare le procedure normali per
concessioni e appalti.
Addirittura si sono accorti che “c’è un
ragionamento da fare sul Project
financing alla veneta” dell’era
Galan-Zaia e sulla dichiarazione di stati di emergenza con nomina di
commissari.”
In realtà, dopo avere ignorato “una
vicenda durata molti anni” costoro si rendono conto che non è più
possibile menare il can per l’aia per un semplicissimo motivo: la società che
avrebbe dovuto realizzare l’opera a proprie spese non è in grado di sostenerla
economicamente e si dà il caso che né la J.P.Morgan né
la Cassa Depositi e Prestiti siano disposti a prestare denaro a chi non è
palesemente in grado di restituirlo con i dovuti interessi, per altro molto
alti (si è parlato del 7-8%).
“In questo caso la convenzione con il privato
della Sis è chiara: se cessa “lo stato emergenziale”, sarà la Regione Veneto a
subentrare direttamente al commissario-concedente, in GESTIONE ORDINARIA, ma con
molte grane da risolvere.”
Meglio
tardi, anzi tardissimo, che mai.
La
notizia, pubblicata all’interno di un articolo in cui si parlava d’altro, è una bomba da prima pagina; tuttavia il
Giornale di Vicenza non poteva pubblicarla col rilievo dovuto perché avrebbe sconfessato
la linea fin qui tenuta da parte del foglio locale della Confindustria
vicentina, di illustri politici e di grandi imprenditori locali.
Finalmente, dopo circa dieci anni di lotta del comitato dei cittadini Co.Ve.Pa, che
aveva da subito visto quello che De Menech scopre oggi, si toglierebbe di mezzo
il commissario e il project financing: era quello che , inascoltato, il Co.Ve.Pa chiedeva da anni.
Ora non resta che raccogliere i cocci del disastro colposo di cui i primi
responsabili sono Galan e Zaia, sottolineando
però che responsabilità di quanto accaduto è anche di coloro, come De Menech,
Delrio e molti altri personaggi del
consorzio dei politici regionali e nazionali che, in tutti questi anni, non si sono mai curati di ascoltare le ragioni dei
cittadini del Veneto, di quanti vedevano le proprie case abbattute senza essere rimborsati, di quanti hanno
perduto i propri campi e le proprie aziende, di quanti denunciavano l’assurdità
di una emergenza fittizia e di un’opera devastante che avrebbe dovuto essere
completamente ridisegnata, rispettando il territorio del Veneto scempiato dai
comitati d’affari.
Appena due giorni fa abbiamo pubblicato la
lettera del comitato e le richieste di
buon senso che vengono dai semplici cittadini. Riportiamo qui il link del
post per chi non lo avesse letto
Ecco le richieste
“1.
Stop ai cantieri per avviare un tavolo trasparente e partecipato sul sistema di
finanziamento, degli interessi e del rischio, per riprogettare una SPV dove serve e come serve;
2. Revisione del sistema
dei flussi di traffico, dei pedaggi e riduzione dei costi a partire dal blocco della galleria Malo-Castelgomberto
e del primo lotto, risparmiando oltre 500mln€ con riduzione dell'esposizione
finanziaria;
3. Allontanamento del
gruppo di gestione di questo fallimento con tutti i vertici, i
collaboratori, gli assistenti e i passacarte;
4. Basta con la farsa
sugli espropri: vanno pagati prima di tutti quale garanzia di ogni
eventuale ripresa dei lavori;
5. Applicazione del
Codice degli Appalti con il via a un project-review della SPV con
intervento della Corte Dei conti e di ANAC, rispetto la direttiva 2014/23/UE
sul rischio operativo bancario a carico del concessionario.”
Abbiamo ripubblicato
gli obiettivi posti dal Co.Ve.Pa. affinché anche certa stampa locale la smetta
di ignorare chi in tutti questi anni ha veramente lottato in difesa dei
cittadini.
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| Don Albino Bizotto celebra la messa davanti ai cantieri, chiedendo che i cittadini siano ascoltati |
Non si tratta di violenti estremisti
contestatori, di “quelli cui non va bene mai niente e dicono solo di no”. Fino ad
ora i veri estremisti sono stati coloro che hanno sostenuto un assurdo Project
Financing che ha succhiato centinaia di milioni di denaro pubblico (cioè
nostro), che hanno approvato flussi di traffico esagerati (adesso pubblicamente
dichiarati gonfiati) finalizzati alle richieste di un contributo regionale di
decine di milioni alla società, nel caso l’obiettivo previsto non fosse stato
raggiunto.
Ci auguriamo che la
magistratura controlli la liceità o meno di questo modo di procedere da parte
di privati e di rappresentanti dello stato e della regione e ci auguriamo, se non è chiedere troppo, che
i cittadini vengano finalmente ascoltati, come è giusto che avvenga in un paese
democratico.
Giovanni Fazio